Quello che non sai sul caffè decaffeinato - Pasqualini Caffè

Ormai sdoganato da tempo, il caffè decaffeinato è entrato nelle abitudini di molti, da chi mal tollera la caffeina a chi vuole bere il caffè anche la sera, senza rischiare di non dormire la notte. Disponibile in tantissime varianti e miscele, sembrerebbe essere un prodotto Arci-conosciuto. Ma è davvero così? Probabilmente no, quindi continua a leggere il nostro articolo per scoprire tutto quello che non sai sul caffè decaffeinato.

Caffè decaffeinato: come lo definiamo?

Un decaffeinato è un caffè al quale è stata estratta ed eliminata la caffeina (un alcaloide noto per le sue capacità stimolanti sul sistema circolatorio e nervoso). Per poter essere considerato tale, un decaffeinato deve avere un tenore di caffeina non superiore allo 0,1% sul caffè tostato, in modo che non abbia alcun effetto eccitante sul corpo umano. Una dose molto diversa rispetto a quella del caffè standard, che di solito si attesta sull’1,5% per la varietà Arabica e sul 2,5% per la varietà Robusta.

La storia del caffè decaffeinato

Ma chi è l’inventore del primo dek? La storia racconta che a dare vita all’invenzione sia stato un certo Ludwig Roselius, tedesco e figlio di un assaggiatore di caffè. Era il 1905, a Brema, e lui si era messo al lavoro per conto di un’azienda del settore, la Kaffee-Handels-Aktien-Gesellschaft.

Ci misero qualche anno a mettere in vendita il caffè realizzato con la tecnica di Roselius, ma ancora oggi è commercializzato e conosciuto in tutto il mondo con il nome della sua azienda: il caffè Hag. Mentre il consumo di caffè decaffeinato continua a crescere, in tutto il mondo.

Come si ottiene

Come viene decaffeinato il caffè? Esistono diversi metodi per estrarre la caffeina dal caffè, ma tre sono i più utilizzati. Vediamoli insieme.

  • Anidride carbonica: uno dei metodi più usati e più innovativi è quello che ricorre all’impiego di anidride carbonica. Che prevede che il chicco venga lavato con un gas composto da questa sostanza, in grado di non alterare le proprietà organolettiche dei grani. Per questo è un procedimento molto apprezzato: il risultato è un decaffeinato buono come il caffè normale.
  • Acqua: i chicchi vengono trattati con vapore acqueo al quale vengono aggiunti degli aromi al caffè. La ragione? Il fatto che questo processo – oltre alla caffeina – elimina obbligatoriamente anche gran parte degli aromi e dei sapori, che vengono però in questa maniera reintegrati. È stato sviluppato e lanciato nel 2015 da Demus Spa in collaborazione con Illy Caffè.
  • Acetato di etile: è un solvente naturale che si trova anche nella frutta, ma viene sempre meno usato perché ci si è resi conto che rilascia un retrogusto proprio di frutta che va ad alterare quello originale dei chicchi di caffè.

In passato si usava anche il diclorometano: è stato però abbandonato perché ritenuto pericoloso.

Il caffè decaffeinato: Q&A

Molte sono le domande e le curiosità che ruotano attorno al caffè decaffeinato. Curiosi di leggere la risposta a qualcuna di loro?

Il decaffeinato fa male? Premesso che non siamo in grado di dare una scientifica a questo quesito, possiamo però affermare che il decaffeinato sicuramente non ha effetti eccitanti per l’uomo, proprio perché privato della sostanza che li genera. Chiaramente questo vale se non se ne abusa: in caso di disturbi gastrointestinali anche il caffè decaffeinato potrebbe risultare fastidioso a livello dello stomaco.

Decaffeinato e gravidanza: anche il decaffeinato contiene comunque una minima percentuale di caffeina, che non crea nessun disturbo in caso di gravidanza senza complicanze. In caso di gravidanza a rischio – o se il medico lo sconsiglia – è ovviamente meglio evitare del tutto l’assunzione.

Decaffeinato in allattamento: così come per molti altri alimenti, prudenzialmente sarebbe meglio limitare il caffè al massimo a una tazzina al giorno, preferibilmente decaffeinato. Esistono a tal proposito diversi studi scientifici a conferma che modeste quantità di caffeina non comportano nessun pericolo per il neonato.