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Oltre 300 bar hanno scelto Pasqualini
Oggi il caffè è la bevanda più democratica che esista: si beve al bar, a casa, in ufficio, senza distinzione di genere, età o classe sociale. Eppure non è sempre stato così. Nella lunga storia di questa bevanda ci sono capitoli sorprendenti in cui il caffè, e soprattutto i luoghi dove veniva consumato, sono stati oggetto di divieti e battaglie, spesso proprio lungo la linea di divisione tra uomini e donne. Ripercorrere queste storie significa capire quanto il caffè sia sempre stato molto più di una semplice tazzina.
Fin dalla loro comparsa, le caffetterie hanno avuto una natura profondamente sociale. Nate nel mondo arabo e ottomano tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, si diffusero rapidamente perché offrivano qualcosa di prezioso: un luogo dove incontrarsi, discutere, scambiare idee. Ma proprio questa vocazione le rese, in molte società del passato, spazi quasi esclusivamente maschili.
Nelle caffetterie ottomane e in quelle europee dei secoli successivi, gli uomini si riunivano per parlare di politica, affari e cultura. Le donne, escluse da questi ambienti, ne restavano ai margini. Non si trattava di un divieto scritto nella maggior parte dei casi, ma di una consuetudine sociale rigida, che riservava agli uomini il diritto di frequentare quei luoghi di socialità e di potere.
Uno degli episodi più curiosi e citati risale alla Londra del 1674. In quegli anni le coffee house inglesi erano diventate popolarissime: veri centri di dibattito dove gli uomini trascorrevano ore intere. Fu allora che comparve un pamphlet passato alla storia come la petizione delle donne contro il caffè.
Il documento, redatto da un gruppo di donne, lamentava che i mariti passassero troppo tempo nelle caffetterie, trascurando la vita domestica e familiare. Il caffè veniva accusato, con toni satirici, di rendere gli uomini fiacchi e poco presenti. La risposta non tardò ad arrivare, sotto forma di un contro-pamphlet altrettanto pungente scritto in difesa della bevanda.
Al di là del tono scherzoso, questo scambio racconta una verità precisa: le caffetterie erano spazi maschili, e le donne ne percepivano l'esclusione come una frattura nella vita di coppia. Il caffè, ancora una volta, era al centro di una questione sociale più grande di sé.
Le donne non furono le uniche a scagliarsi contro il caffè. Nel corso dei secoli molti governanti tentarono di limitarne o vietarne il consumo, spaventati dal fatto che le caffetterie fossero diventate luoghi di libera discussione politica. Un caffè pieno di persone che parlavano liberamente era, agli occhi del potere, un potenziale focolaio di ribellione.
Un caso emblematico è quello della Prussia di Federico il Grande, che nel diciottesimo secolo cercò di ostacolare il consumo di caffè per favorire prodotti nazionali. Nacque persino la bizzarra figura dei fiutatori di caffè, incaricati di scovare chi tostava la bevanda illegalmente, con il permesso di entrare nelle case e controllare chiunque, donne comprese. Abbiamo raccontato questa vicenda nell'articolo dedicato ai fiutatori di caffè.
Anche la Chiesa, in un primo momento, guardò con sospetto alla bevanda, tanto da spingere alcuni a definirla la bevanda del Diavolo. Fu solo l'intervento di Papa Clemente VIII, estimatore del caffè, a evitarne la condanna, come abbiamo ricordato ripercorrendo la storia del caffè.
La storia dei divieti ha però un finale luminoso. Con il passare del tempo, le caffetterie smisero di essere spazi riservati e si aprirono progressivamente a tutti. Nell'Europa dei salotti e dell'Illuminismo, le donne cominciarono a rivendicare il proprio posto negli ambienti culturali, e il caffè divenne pian piano un simbolo di emancipazione anziché di esclusione.
Nel corso dell'Ottocento e del Novecento, le caffetterie si trasformarono in luoghi frequentati da intellettuali di entrambi i sessi, da scrittrici, artiste e pensatrici che trovarono tra quei tavolini uno spazio di espressione. Ciò che era iniziato come un territorio proibito diventò un simbolo di partecipazione e libertà.
Ripensare a quando il caffè era proibito alle donne aiuta a misurare quanta strada sia stata fatta. Oggi quella tazzina che sorseggiamo senza pensarci racchiude secoli di battaglie sociali, divieti superati e libertà conquistate. Ed è forse anche per questo che ha un sapore così speciale, sorso dopo sorso.

Con grande soddisfazione siamo stati recensiti dal Gambero Rosso, nota piattaforma enogastronomica.
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