Appuntamento con la storia: i fiutatori di caffè - Pasqualini Caffè

Birra, tabacco e caffè erano i beni di consumo più diffusi, nel XVIII secolo, ai tempi di Federico il Grande. Erano però anche gli anni in cui il denaro scarseggiava e l’attenzione mercantilistica della Prussia era rivolta a se stessa, per cui spendere denaro all’estero era considerato dannoso, soprattutto per i beni di lusso. E se la birra veniva prodotta in Prussia, il tabacco, che in Prussia cresceva solo in misura limitata, e soprattutto il caffè, che all’epoca era un bene piuttosto nuovo, costituiva un problema.

Il caffè inizia a diffondersi anche fra il popolo

Quando i chicchi di caffè raggiunsero per la prima volta anche i cittadini meno abbienti della Prussia, il suo utilizzo cominciò a diffondersi a macchia d’olio: l’effetto rinvigorente del caffè – come componente di una zuppa oggi chiamata Kaffeemus – era in grado di aumentare il benessere della popolazione, che fino a quel momento aveva consumato quotidianamente zuppa di birra, che era soporifera e certamente non sempre gustosa. Causando non pochi disguidi, però, perché le birrerie impiegarono poco tempo a rendersi conto di quanto questa nuova abitudine comportasse una grande perdita, e con loro anche i produttori del caffè di malto.

Così, per cercare di arginare il problema, il re prussiano emanò il divieto di importare il caffè torrefatto, e fece in modo che Il monopolio del caffè torrefatto spettasse alla torrefazione statale, rendendolo di fatto – e di colpo – inavvicinabile per la popolazione

I fiutatori di caffè: un nuovo ruolo

Insieme al divieto nacque così la professione di fiutatori di caffè, o di annusatori di caffè. I fiutatori di caffè erano per la stragrande maggioranza invalidi e venivano assunti con salari davvero appetibili per l’epoca. Lo scopo? Stanare chiunque fosse in possesso del vietatissimo caffè, e senza nessuna remora. I fiutato di caffè, infatti, avevano il permesso di entrare in qualsiasi casa e scandagliare qualsiasi persona, anche le donne.  Nel 1781 fu proibita anche l’importazione di caffè verde, così i fiutatori di caffè iniziarono anche ad avere il compito di trovare impianti di torrefazione illegali, ricevendo in cambio importanti provvigioni.

Dal divieto al contrabbando

Furono sforzi vani, quelli del re di Prussia, visto che il contrabbando di caffè assunse dimensioni incontrollabili e il suo successore non potè che constatare quanto questo divieto si traducesse, in realtà, solamente in grandi quantità di tasse sulle importazioni che andavano perse. Revocò quindi i divieti, e reintrodusse le tasse di importazione, rendendo di fatto nuovamente legale il recarsi in una caffetteria per gustare la bevanda più amata dal popolo.