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Oltre 300 bar hanno scelto Pasqualini
Apri il barattolo, prepari la tua tazzina di sempre e qualcosa non torna: meno profumo, meno gusto, una bevanda spenta. Spesso la colpa non è della miscela, ma della freschezza ormai svanita. Il caffè è un prodotto vivo, ricco di oli e aromi delicati che con il tempo si disperdono. Riconoscere se il caffè è ancora fresco è più semplice di quanto sembri: bastano pochi segnali per capire se vale la pena berlo o se è arrivato il momento di aprire una nuova confezione.
Subito dopo la tostatura il caffè è al massimo della sua espressione aromatica. Da quel momento inizia un lento declino: il contatto con aria, luce e umidità ossida gli oli e fa evaporare i composti volatili responsabili del profumo. Un caffè fresco regala una tazza intensa e profumata, uno vecchio risulta piatto, a tratti amaro o cartonato. Capire a che punto si trova il tuo caffè significa portare sempre in tazza il meglio.
Il primo indizio è sulla confezione. Cerca la data di tostatura, molto più utile della semplice scadenza. Il caffè dà il meglio nelle settimane successive alla tostatura, soprattutto se in grani. Se invece trovi solo un termine minimo di conservazione lontano nel tempo, hai meno informazioni sulla freschezza reale. Una data di tostatura recente è già una buona garanzia di partenza.
Uno dei segnali più affidabili lo dà il caffè stesso durante la preparazione. Quando versi acqua calda sul macinato fresco, soprattutto con i metodi a filtro, vedrai formarsi una piccola schiuma che si gonfia: è la cosiddetta fioritura, dovuta all'anidride carbonica ancora presente nel chicco. Più la fioritura è evidente, più il caffè è fresco. Se invece la polvere resta immobile e non reagisce, è probabile che abbia perso gran parte dei suoi aromi.
Avvicina il naso al barattolo. Un caffè fresco sprigiona un profumo pieno, dolce, con note di cioccolato, frutta secca o spezie a seconda della miscela. Un caffè vecchio profuma poco, in modo vago, e nei casi peggiori assume sentori rancidi o stantii dovuti agli oli ossidati. L'olfatto è uno strumento sorprendentemente preciso per valutare lo stato del tuo caffè.

La prova del nove resta l'assaggio. Un caffè fresco ha corpo, dolcezza e una bella persistenza aromatica. Uno che ha perso freschezza risulta acquoso, amaro o spento, privo di quelle sfumature che lo rendono piacevole. Se la tua tazzina di sempre ti sembra improvvisamente banale, la freschezza è la prima cosa da controllare.
Osserva i chicchi e la polvere. Grani molto lucidi e oleosi possono indicare una tostatura scura, ma se sono opachi e secchi quando dovrebbero essere vivaci, il caffè potrebbe essere vecchio. Nell'espresso, una crema sottile e che svanisce in fretta è spesso segnale di un caffè che ha perso freschezza, mentre una crema densa e persistente indica un prodotto in forma.
In generale i grani interi mantengono la freschezza più a lungo, anche diverse settimane se ben conservati, mentre il macinato perde aroma in pochi giorni dall'apertura per via della maggiore superficie esposta all'aria. Per questo conviene acquistare quantità adatte al proprio consumo e, quando possibile, macinare al momento. Riconoscere la freschezza del caffè è il primo passo per gustare ogni tazza al massimo, e parte sempre dalla scelta di un prodotto tostato con cura, sorso dopo sorso.

Con grande soddisfazione siamo stati recensiti dal Gambero Rosso, nota piattaforma enogastronomica.
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